Caterina Colombo

Caterina Colombo

Nascita: 15/03/1936 — Almenno San Salvatore (BG)

Morte: 22/11/2024 — Bergamo

Residenza: Bergamo (BG) — 24122

Hai riempito le nostre giornate di calore e le nostre tavole di amore. Ci manchi ogni giorno.

Le Nostre Parole

Cara mamma, nonna, bisnonna.

Non sappiamo se esista un modo giusto per salutarti. Sappiamo solo che la casa sembra più silenziosa da quando non ci sei, e che ogni volta che sentiamo il profumo del ragù pensiamo a te.

Ci hai insegnato che la famiglia viene prima di tutto, che le cose si aggiustano con pazienza, e che un piatto caldo risolve più problemi di mille parole. Ce lo hai insegnato ogni giorno, senza mai dirlo a voce, semplicemente vivendolo.

Questa pagina è il nostro modo per tenerti vicina. Per ricordare a noi stessi e a chi verrà dopo chi eri, cosa amavi, e quanto bene hai seminato intorno a te.
Grazie di tutto, mamma. Ti portiamo con noi.

I tuoi figli, i tuoi nipoti, e i tuoi bisnipoti che avresti tanto voluto vedere crescere.

La Sua Storia

Caterina nasce il 15 marzo 1936 ad Almenno San Salvatore, in una famiglia contadina della Val Brembana. È la seconda di cinque fratelli. Cresce tra i campi e gli animali, impara presto il valore della fatica e della terra. A scuola ci va fino alla quinta elementare, poi aiuta in casa.

A diciott'anni si trasferisce a Bergamo, dove trova lavoro in una filanda. È lì che conosce Giuseppe, operaio in una fabbrica di tessuti. Si sposano nel 1957 nella chiesa di Sant'Alessandro. Vanno a vivere in un appartamento piccolo in Borgo Santa Caterina, dove nascono i loro tre figli: Antonio, Lucia e Marco.

Caterina lascia la filanda quando nasce Antonio. Da quel momento la sua vita ruota intorno alla famiglia: la casa, i figli, le cene della domenica, le conserve d'estate, le coperte fatte a maglia d'inverno. Chi la conosce la ricorda sempre con le mani occupate: a cucinare, a cucire, a sistemare qualcosa.

Negli anni Settanta la famiglia si trasferisce in una casa con giardino nella zona di Longuelo. Caterina scopre la passione per l'orto. Pomodori, zucchine, basilico, prezzemolo. Per quarant'anni quell'orto è il suo orgoglio e la sua terapia. Ogni estate regala sacchetti di verdura a vicini e parenti, sempre con la stessa frase: "Ne ho fatte troppe, portale via che se no vanno a male."

Giuseppe muore nel 2003. Caterina soffre, ma non si ferma. Continua a occuparsi della casa, dell'orto, dei nipoti. È lei che tiene insieme la famiglia: le cene del sabato sera, le telefonate di controllo, i compleanni organizzati nei minimi dettagli.

Con i nipoti ha un rapporto speciale. Li va a prendere a scuola, li aiuta con i compiti, li vizia con le torte. Alessandro, il primo nipote, dice sempre che le cose più importanti le ha imparate in cucina con la nonna.

Negli ultimi anni la salute rallenta i suoi passi, ma non il suo carattere. Continua a voler fare tutto da sola, a lamentarsi bonariamente del tempo, a chiedere ai figli se hanno mangiato abbastanza. L'ultima estate passa ancora qualche ora nell'orto, seduta su una sedia di plastica, a guardare crescere i pomodori.

Si spegne il 22 novembre 2024, nella sua casa di Bergamo, circondata dalla sua famiglia. Lascia tre figli, sette nipoti e due bisnipoti. Lascia anche un quaderno di ricette scritte a mano, un orto che qualcuno dovrà imparare a curare, e il ricordo di una donna che ha dato tutto senza mai chiedere niente.

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